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 porto cesareo

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STORIA DI PORTO CESAREO

Porto Cesareo è un comune di 5.273 abitanti della provincia di Lecce. Situato sul mar Ionio,dista dal capoluogo 28 km in direzione ovest. Ai tempi dei romani si chiamava Portus Sasinae (periodo di cui non resta nessuna traccia, se si escludono sette colonne monolitiche di marmo cipollino immerse nel mare), quando era un importante scalo portuale per il commercio dei prodotti agricoli delle ricche zone interne. In realtà il luogo era già abitato in epoca preistorica (villaggio sulla Penisola della Strea) e successivamente nell'Età del Bronzo da marinai di provenienza greca (ritrovamenti in località "Scalo di Furno" di vari cimeli, tra cui statuette votive, e di un'area dedicata al culto della dea Thana). Cadde nell'abbandono a causa delle scorrerie dei pirati e dell'impaludamento della zona fino all'arrivo, intorno all'anno Mille, di alcuni monaci basiliani che vi costruirono un'abbazia che utilizzarono sino al XV secolo, periodo in cui la località passò di proprietà dagli Orsini del Balzo, principi di Taranto, agli Acquaviva, duchi di Nardò, e si sviluppò come porto per il commercio soprattutto di olio e grano, dapprima verso la Sicilia, per poi ampliare al resto delle grandi Repubbliche marinare di quell'epoca. Fu anche in quel periodo che iniziò la costruzione, a difesa dai nemici provenienti dal mare, dell'importante "Torre Cesarea" e di tutte le altre torri costiere di cui è ancora ricca la fascia costiera ionica salentina. Dopo un nuovo periodo di decadenza, intorno al XVIII secolo tornò a ripopolarsi grazie all'attività di una tonnara che attirò varie famiglie di pescatori, soprattutto tarantine,che occuparono la penisoletta dell'attuale comune, allora possedimento dell'agiata famiglia Muci di Nardò. Quest'ultima acquistò e detenne il feudo sino agli inizi del XIX secolo, anche dopo l'abolizione ufficiale del principio feudale. Successivamente il frazionamento e la vendita dei terreni a queste famiglie di pescatori qualche decennio prima della fine del XIX secolo, permise lo sviluppo del primo impianto urbano. Il centro continuò così a svilupparsi e quando, alla fine del XIX sec. la popolazione venne a contare qualche centinaio di persone, vi si costruì la chiesa intitolata a S. Maria. Durante il periodo fascista, grazie alla bonifica dell'Arneo, il centro crebbe di importanza non solo come porto peschereccio ma anche come località turistico-balneare ed iniziò ad essere chiamata Porto Cesareo. Nel 1975, grazie alla volontà dei residenti che chiedevano da tempo l'autonomia dal comune di Nardò, Porto Cesareo divenne a sua volta comune a tutti gli effetti. Oggi quest'ultimo è ormai una rinomata località di bagni grazie ai suoi 17 km di spiaggia dorata in parte attrezzati e acqua molto limpida fronteggiate da un arcipelago di isolotti ricchi di vegetazione e di fauna che conta specie molto rare. Dal 1997 il Comune è sede di una delle 20 aree marine protette d'Italia per la presenza di una ricchissima e diversificata comunità marina di elevato valore biologico. L'area si estende fino a 7 miglia dalla costa, tra Punta Prosciutto a nord e Torre dell'Inserraglio a sud. Importanti sono anche la Stazione di Biologia Marina e il Museo Talassografico che contiene una raccolta malacologica, un erbario e rare specie ittiche. Nel 2002 Porto Cesareo è balzato agli onori della cronaca per una notizia molto curiosa che ebbe molta eco e fu imitata successivamente anche in altre parti d'Italia: l'intitolazione di una statua alla diva Manuela Arcuri. In realtà la statua è dedicata alla moglie del pescatore, che attende il ritorno del marito dal mare. Madrina dell'inaugurazione fu Manuela Arcuri,come deciso, e attestato anche dai verbali dei consigli comunali del 2002. Nacque però l'equivoco, volutamente messo ad arte a scopo di scoop pubblicitario, che la statua rappresentasse proprio la stessa diva. L'opera fu realizzata dallo scultore salentino Salvatino De Matteis,che comunque riprodusse il bellissimo volto e le leggiadre fattezze della Arcuri. Tuttora la statua richiama molti curiosi che, in vacanza nella zona, vengono a visitarla, ed è purtroppo oggetto di diversi atti vandalici (a marzo 2008 risultava ad esempio priva del naso). Inoltre si deve sottolineare che il comune ha il seguente poco invidiabile primato: in un sondaggio è risultato il secondo comune più abusivo d'Italia, una realtà infelice che affligge da anni il territorio della località ionica. Infine va sottolineata la forte instabilità politica che ha portato in soli 34 anni di municipalità ad avere 10 sindaci tutti diversi( con le amministrazioni susseguentisi in modo sempre contrapposto alle precedenti), numerosissimi assessori e consiglieri e persino alla presenza di 3 commissari prefettizi,tutto ciò frutto di una impreparata e improvvisata classe politico-amministrativa (fatta eccezione solo per pochissimi consiglieri, assessori e sindaci, rispetto al grandissimo numero dei coinvolti in questi trenta anni), che la rapida autonomia del '75 non ha avuto il tempo di formare. A ciò, per fortuna, si contrappone la grandissima laboriosità, intraprendenza, intelligenza, generosità e onestà dei suoi cittadini, che la salsedine, la cristallinità e la profondità del blu di quel mare ha saputo segnare e temprare in positivo.

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